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CERRO MAGGIORE -  24 OTTOBRE 2017

 "Il rapporto medico-paziente nell'era digitale" è l'argomento di cui si è parlato nella serata di martedì 24 ottobre al Rotary Parchi Alto Milanese. Relatore e ospite della serata :Professor Antonino Mazzone ematologo, oncologo, primario di Medicina Interna dell'ospedale di Legnano e direttore del Dipartimento di Area Medica dell'ASST Ovest Milanese (ex Azienda Ospedaliera di Legnano).

Il Prof. Mazzone ci ha parlato della telemedicina clinica, un sistema che, da un lato, ha semplificato e migliorato le procedure sanitarie (soprattutto in relazione alle patologie croniche) e, dall'altro, ha reso più agevole la quotidianità del paziente, al quale vengono assicurati controlli più regolari e tempestivi, senza doversi per forza recare in ospedale. Il paziente viene infatti coinvolto maggiormente nella gestione della propria salute e questa consapevolezza ha effetti benefici anche sul suo stato psicologico. La tecnologia non va a sostituire il medico, bensì a creare un'integrazione decisamente proficua.

p“Sapere, saper essere e saper fare: queste le tre caratteristiche che un medico, per essere davvero tale, deve possedere. In altre parole, le conoscenze acquisite sui banchi dell’università non bastano, se alle stesse non si abbinano anche l’esperienza, che si acquisisce sul campo e l’umanità, che invece non s’impara né si compra. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato dal professor Antonino Mazzone, Direttore del Dipartimento di Area Medica dell’Asst Ovest Milanese e primario del reparto di Medicina dell’ospedale di Legnano. Ospite della serata di martedì 24 ottobre (insieme a Massimo Lombardo, Giuseppe De Filippis e Giancarlo Iannello, rispettivamente Direttore Generale, Direttore Sanitario e Direttore Socio Sanitario dell’Asst Ovest Milanese), Mazzone ha parlato del rapporto medico paziente nell’era digitale, spiegando quanto l’apporto della tecnologia sia stia rivelando utile per migliorare la qualità della vita dei pazienti, rendendoli protagonisti del loro processo di cura.
Grazie a semplici strumentazioni come tablet e cellulari, oggi il paziente può monitorare e inviare in tempo reale al medico di riferimento i dati relativi ai propri parametri vitali: questo comporta una riduzione dei costi di assistenza, l’annullamento delle distanze, la possibilità di controlli più regolari, nonché la tempestività della diagnosi e della terapia. La tecnologia, insomma, interviene a supporto del medico, per avvicinarlo ancora di più al paziente e per far sentire quest’ultimo più sicuro perché costantemente sotto controllo. Ma se il computer può sostituire il medico sul fronte del sapere, il saper fare e il saper essere restano invece prerogative della persona, che quando sceglie d’indossare un camice bianco dev’essere conscia che, ad attenderla, non c’è un lavoro come tanti altri, ma una missione che richiede un investimento totale sull’essere umano che si ha di fronte: sul paziente, appunto.
E allora ecco l’importanza di entrare in empatia con il malato, di spiegargli le cose con termini semplici e chiari, di comunicargli la diagnosi sempre con tatto, mai con distacco come se si stesse emettendo un verdetto. A questo proposito, il professor Mazzone, che quasi ogni giorno riceve dai propri pazienti lettere e testimonianze di profonda gratitudine, ha letto un passo molto significativo del volume Ritorno alla vita, in cui Emilio Bonicelli, giornalista de il Sole 24 Ore, racconta la sua strenua battaglia contro la leucemia: “C’è un’umanità che supera la scienza e la competenza, che non s’impara sui banchi dell’università, che non rientra nel prontuario dell’azienda sanitaria, ma che è vitale come e più delle medicine. E’ l’umanità che sa guardare al dolore e alla sofferenza con compassione. Non sempre possiamo risolvere. Non sempre possiamo guarire. Sempre possiamo compatire. Sempre possiamo confortare”. Tratto da “La Prealpina” – Cristina Masetti

Rotary Parchi Alto Milanese 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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